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Al cuore del vangelo con “Fratelli Tutti”

La Fratelli Tutti è un’enciclica che porta al cuore del Vangelo, ancor più dinanzi agli scenari aperti dalla pandemia. Ne scrive, in San Bonaventura informa, il teologo fra Ugo Sartorio, docente al corso di alta formazione “Fratelli tutti”, promosso dalla nostra Facoltà per il prossimo anno accademico.

«La lettura dell’enciclica Fratelli tutti è impegnativa, inutile negarlo, ma è al contempo un’avventura che ripaga il lettore, riportandolo sempre al cuore del vangelo e della vita cristiana anche su questioni molto intricate, dibattute sia nella Chiesa che in ambito civile e politico.

Il termine fratelli affascina ed è in grado di sorreggere l’attenzione in quei momenti in cui le parole sembrano un fiume in piena che tracima, paragrafo dopo paragrafo, un concetto dopo l’altro, sbalorditi da una sovrabbondanza di citazioni che pongono argini, indicano le radici e allargano l’orizzonte.

Cose nuove? In verità, le idee di papa Francesco dopo otto anni di pontificato sono ormai note al grande pubblico, e in questa enciclica ci sono più o meno tutte, sicuramente le più importanti, ma c’è da dire che messe in fila dietro la parola fraternità per riaffermare da diversi punti di vista la stessa cosa, fanno un certo effetto: sanno di sintesi, di volontà di sviscerare le cose, e a tratti assumono l’intensità e l’eloquenza di un magistero che prende il largo, a vele spiegate, perché finalmente unificato.

La figura di san Francesco fa capolino qua e là e questa ispirazione, certamente più ampia dei riferimenti diretti al Santo di Assisi, si avverte, perché dissemina un’atmosfera di vangelo sine glossa, di quella radicalità e paradossalità cristiana di cui nutriamo tutti una grande nostalgia.

Quella di diventare fratelli, quindi non solo soci o collaboratori a ore, e nemmeno una confederazione di gruppi omogenei e chiusi che convivono alla meno peggio, è la grande sfida che l’umanità ha di fronte.
L’esperienza dolorosa e per molti versi drammatica della pandemia ha abbattuto i confini, li ha sciolti come neve al sole, anche se ora il rischio è che tanti vogliano costruire muri dietro i quali garantire solo se stessi. Per questo siamo alla prova del nove, o si cambia radicalmente o tutti saremo perdenti, senza appello.
È davvero tempo di metterci la faccia, di lanciare il cuore oltre i confini protetti e sicuri, di declinare nuovi cammini di accoglienza e di misericordia, di ospitalità e di prossimità, prima che sia troppo tardi. Ormai abbiamo capito dov’è l’“ospedale da campo”, perché ci viviamo nel bel mezzo». (U.S.)


Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 5).

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