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Convegno "Modelli mente-corpo nella ricerca del benessere psico-fisico"

Pubblicata il:  19 Ottobre 2026



Giovedì 15 Ottobre 2026 presso la Facoltà Teologica “San Bonaventura” in Roma si è svolto l’annuale convegno accademico dal titolo “Modelli mente-corpo nella ricerca del benessere psico-fisico”, una tavola rotonda che ha favorito il dialogo tra gli esponenti di quattro discipline che si stanno sempre più imponendo all’attenzione generale - la grafologia, la mindfulness, la medicina cinese e la psicologia giapponese – e che pure nella loro diversità sono tutte accumunate dall’attenzione alla persona nella sua integralità e dal raggiungimento di un benessere capace di armonizzare la dimensione fisica e psichica dell’essere umano.
 
Il dibattito, organizzato dal Prof. Alessandro Olivieri Pennesi e moderato dalla Dott.ssa Nadia Buonanno, si è aperto con l’intervento della Dott.ssa Lidia Fogarolo, illustre figura nel campo della grafologia applicata, che ha presentato una relazione intitolata «Scrittura, intelligenza razionale ed intelligenza emotiva: una lettura grafologica dell’integrazione mente-corpo». Con la rivoluzione delle neuroscienze, di cui Antonio D’Amasio è stato uno dei principali precursori, si è scoperto che la personalità è fondata su tre dimensioni fondamentali ciascuno dei quali possiede la propria comprensione dell’ambiente: cognitiva riconducibile all’intelligenza razionale, emotiva legata all’intelligenza emotiva e senso-motoria da cui deriva l’intelligenza emotiva vista come risposta istintuale. Ciascun livello interagisce con gli altri sulla base di una gerarchia evolutiva e funzionale per cui i meccanismi più primitivi possono prevalere sui processi emotivi e cognitivi arrivando in determinate circostanze a condizionarli o a scavalcarli. In questo contesto, la grafologia. ed in particolare il sistema segnico morettiano, consente non solo di valutare sul piano qualitativo e quantitativo i segni che indicano la predisposizione dell’individuo ad una intelligenza razionale o emotiva come tratto di personalità, ma anche di coglierne i programmi di risposta istintuale che si attivano in presenza di situazioni di pericolo protratte nel tempo. A dimostrazione di quest’ultimo aspetto la Dott.ssa ha offerto tre letture grafologiche: la prima, riguardante il tracciato grafico di Nelson Mandela, ha evidenziato una profonda trasformazione della sua grafia già dopo 4 anni di prigionia a Robben Island: di fronte a quella situazione la scrittura caratterizzata inizialmente da fluidità. Sinuosa ed ampi spazi tra lettere si è progressivamente modificata assumendo una forma più contratta, angolosità ed una marcata rigidità;  la seconda,  dedicata alla grafia di Papa Pio IX prima ed in seguito agli eventi del 1848 e della perdita di Roma, evidenzia una progressiva frammentazione psichica, passando da uno script in stampatello minuscolo dal ritmo calmo e ponderato, ad una scrittura angolosa. staccata, con aste inferiori prolungate in cui emergono le componenti pulsionali. Ne segue che la facoltà emozionale guida le nostre decisioni momento per momento e non accetta interferenze di significato da parte del sistema razionale.
 
Il convegno è proseguito con l’intervento del Prof. Tonino Cantelmi, medico-psichiatra, che ha affrontato il tema « La psicoterapia tra compassione ed IA: custodire l’umano». In Italia, la terapia cognitiva sta attraversando una fase significativa – c.d. quarta onda - nella quale, a differenza del passato, è la relazione terapeutica a costruirsi attorno alla persona riconoscendone e valorizzandone la soggettività soprattutto nei casi di pazienti adolescenti che presentano comportamenti autolesivi, tentativi di suicidio, uso di sostanze o disturbi dell’alimentazione in cui la molteplicità e la complessità dei loro bisogni rendono, altresì, necessaria una equipe ad accesso multiplo piuttosto che un intervento terapeutico individuale ed isolato. Inoltre, il setting terapeutico si configura oggi come una relazione a tre: paziente, psicologo ed intelligenza artificiale. Secondo uno studio, infatti, sei pazienti su dieci ricorrono alla IA o a specifiche applicazioni sia prima del colloquio con lo specialista arrivandovi con ipotesi diagnostiche già formulate sia successivamente per verificare la correttezza delle interpretazioni e delle indicazioni fornite dal terapeuta. Si è avvertita l’esigenza di elaborare un Manifesto volto a definire le linee guida per un utilizzo consapevole, etico e responsabile della IA nell’ambito della psicoterapia sia nei casi in cui sono gli specialisti a consigliare le applicazioni utili ai casi dei pazienti sia in quelli in cui sono proprio i pazienti a scaricarle per poter chattare con la IA, fare sedute terapeutiche In queste eventualità ciò di cui abbiamo bisogno  - per citare l’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV – è «il primato dell’umano» in quanto la relazione interpersonale in qualsiasi tipo di trattamento (dalla radiologia, all’oncologia fino alla psicoterapia) non è un accessorio ma è costitutiva della cura stessa.
 
Le ultime due relazioni del convegno hanno consentito ai partecipanti di fare un vero e proprio “viaggio in Oriente”. Nella relazione « I gesuiti e l’interesse per la medicina cinese nel XVI secolo» il Prof. Massimo Pasquale Cogliandro, medico chirurgo e specializzato nella medicina cinese ha evidenziato anzitutto che vi è sempre stato un dialogo tra le medicine occidentali ed orientali grazie ai missionari che viaggiavano per il mondo. Il punto di incontro tra questi due percorsi si può individuare nella sfigmologia, ossia lo studio del polso, interpretato nella tradizione medica medievale come manifestazione degli spiriti vitali generati dal cuore. Nel Seicento Athanasius Kircher ed al gesuita polacco Michael Boym hanno contribuito alla diffusione in Europa delle conoscenze cinesi sulla diagnosi attraverso il polso grazie alla pubblicazione degli studi del Beato Raimondo Lullo. Tale disciplina  si proponeva di fornire uno strumento di lettura meccanica e combinatoria di due principi innati che regolano la vita umana, yin e yang, al fine di determinarne l’equilibrio o la disarmonia attraverso l’analisi del polso, avvalendosi di otto tavole sinottiche che ne consentono un’interpretazione sistematica. Inoltre, l’interesse dei gesuiti per la medicina cinese è stato ulteriormente messo in luce dalla pubblicazione nel 2024 di un manoscritto in lingua greca redatto da un monaco calabrese inviato in missione in Cina. Questo documento testimonia l’integrazione tra tradizione medica europea e cinese mostrando come la concezione galenica del polso sia stata arricchita dalla dimensione topografica fino ad allora assente nella tradizione occidentale.
 
L’ultimo intervento della giornata è stato quello del Prof. Tiziano Tosolini, teologo che ha vissuto vent’anni in Giappone e che ha offerto un prezioso contributo, frutto dell’incontro tra esperienza personale e riflessione teologica, dal titolo « L’armonia ritrovata. Il contributo delle scuole di psicologia giapponesi Morita e Naikan». Queste due scuole giapponesi hanno improntato le loro tecniche psicologiche a partire dal presupposto che l’identità individuale – il Sé – non sia una realtà stabile e autonoma ma si costituisca prima attraverso il gruppo di appartenenza. La  scuola  “Naikan” si basa su una terapia introspettiva che invita i “clienti” – seduti ai 4 angoli della stanza e separati da una sorta di paraventi – a ripercorrere i propri ricordi relativi ad una persona anno per anno dall’infanzia fino al presente, chiedendogli successivamente di rispondere a tre domande: 1) Che cosa ho ricevuto da questa persona?; 2) Che cosa le ho restituito?; 3) Quali problemi le ho causato. In linea con la prospettiva buddista della “terra pura” alla base di questo approccio, la malattia si ha dunque quando una persona pena di essere disconnessa dall’ambiente e pertanto l’armonia  va oltre l’equilibrio mente- corpo individuale e si realizza  solo quando il proprio corpo è connesso con tutti gli altri. Da qui la frase appartenente alla suddetta impostazione buddista: « i peccatori possono raggiungere la salvezza solo se si rendono conto che non hanno la forza di salvarsi da soli».
La terapia “della rieducazione” della scuola Morita, indicata per il trattamento delle nevrosi e dei disturbi legati allo stress, è invece svolta in ambito ospedaliero e si articola in quattro fasi: 1) Stare a letto per 7 giorni [Isolamento = mera osservazione dei propri pensieri]; 2) Occupazioni leggere per 3 giorni [= concentrarsi su ciò che si fa senza più pensare a ciò che si è osservato a letto]; 3) Occupazioni pesanti [= il paziente deve convivere con le proprie sensazioni così come sono non facendole interferire con l’attività quotidiana]; 4) Risocializzazione [= andare a casa]. In questo contesto dunque l’armonia si raggiunge andando oltre la distinzione tra soggetto ed oggetto attraverso l’ immedesimazione della persona nel flusso della vita qui ed ora «senza pensiero».
 
A conclusione dei lavori, il Preside della Facoltà, Padre Raffaele di Muro ha ringraziato tutti i presenti sottolineando come la scelta di dedicare il convegno di quest’anno ad una tematica non strettamente teologica risponda all’esigenza di uscire dai propri schemi mentali e di aprirsi e abbracciare nuovi modi di essere e di pensare.
 
Paolo Scarfò

























 
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